Il Sentiero del Gigante. Così vi racconto la ”mia” Belfast.

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Questa è una storia vera, ve lo posso giurare anche se sembra concepita su misura per un film capace di inchiodarvi alla sedia fino all’ultima battuta. O per un bel videogame da giocare sul filo del rasoio senza abbassare la guardia, nemmeno per un attimo. È una storia vera nel senso che è fatta di brandelli di vita vissuta , di fatti veramente accaduti, di persone reali, comuni e straordinarie, ma anche di eroi, spie e traditori.
Per raccontarla, ho cambiato vita, ho dato un taglio al mio stesso passato per imbarcarmi in un’autentica avventura.

Il Sentiero del Gigante nasce così. Da una fuga e dall’amore per un paese, l’Irlanda. Da un legame speciale con una città, Belfast. Una città straordinaria , forte e viva di un presente caotico e di un passato duro a morire, le cui cicatrici sono ancora evidenti e sempre pronte a riaprirsi .
È la città del Titanic e dei Troubles. È la città degli eroi che si sono lasciati morire di fame per la libertà del paese. Ma è anche una città che guarda al futuro, stretta tra la periferia del Regno Unito e un’ Europa che ogni giorno sembra più lontana.
Tutto comincia nell’estate del 2008 quando decido di progettare un viaggio in Irlanda. E per caso, dico per puro caso, giro la bussola del mio itinerario verso Nord, destinazione Belfast. E come lettura di viaggio, il Diario di Bobby Sands. Da allora l’Irlanda del Nord è diventata la meta fissa delle mie fughe estive tanto me ne ero innamorata. Perché, per scrivere un romanzo bisogna essere innamorati, anche se non si scrive propriamente d’amore. Soprattutto quando l’oggetto della tua passione offre materia narrativa incandescente.
E così ogni volta partivo alla ricerca di quella materia . Ho esplorato il paese. Ne ho fatto oggetto di articoli e reportage. Ma non mi bastava. Volevo caparbiamente raccontarlo come nessuno, almeno in Italia, ha fatto prima. E per farlo. ho dovuto abbandonare la gabbia del linguaggio giornalistico a cui sono abituata da sempre e fare un salto nel vuoto. E soprattutto, andare a viverci in questo paese. Così sono partita, per dirla con Marcos, il protagonista, “ come fossi inseguita da mille diavoli”, nel maggio del 2012,
E così ho vissuto quattro anni nel cuore di Belfast ad ascoltare i racconti a viva voce della sua gente. Ho imparato a capire la loro lingua, un inglese nasale, fatto di parole smozzicate, di suoni impossibili. Ho vissuto in mezzo a loro, ho mangiato il loro cibo, bevuto la loro birra. E ho vissuto momenti impossibili da dimenticare. Ho ancora nelle orecchie l’eco dei colpi di pistola esplosi da un commando della Republican Antidrugs Action dell’Ira contro uno spacciatore proprio sotto la mia finestra, a pochi giorni dal mio arrivo. E i giorni della Flag Riot, nel dicembre 2012, quando gli unionisti filobritannici misero letteralmente a ferro e fuoco il centro di Belfast, perché il City Council aveva deciso di ammainare la Union Jack dal pennone della CityH Hall e di farla sventolare solo un paio di volte l’anno. Ho sentito il calore insopportabile dei bonfires, il rullare cupo e minaccioso dei tamburi dell’Orange Order, ogni anno il 12 luglio, quando i protestanti accendono il fuoco del loro orgoglio rabbioso di figli del Regno Unito in terra Irlandese. E ho ripercorso le tappe di quella guerra che dal 1969 al 1998 ha lacerato il paese. Ho incontrato chi quella guerra l’ha fatta e l’ha pagata con il carcere duro. Uomini come Seanna Walsh, compagno di cella di Bobby Sands, ad esempio. Ma anche uomini e donne sconosciuti che quella guerra l’hanno vissuto sulla propria pelle lasciando tracce indelebili nello loro vite e in quelle dei loro figli.
Nel Sentiero del Gigante ho voluto raccontare soprattutto il lato oscuro di quella storia. Ho voluto raccontare la dirty war dell’ intelligence britannica, che ancora oggi continua a lavorare nell’ombra. Ecco allora come nasce il personaggio di Stakeknife, la spia senza onore né cuore, che vende i suoi stessi amici al nemico. Ed ecco Ian Ingram, enigmatico e e tagliente agente dell’MI5. Figure che si stagliano sullo fondo del racconto, ricamando intorno al protagonista. una ragnatela di enigmi, intrighi e colpi di scena.
Ringrazio di cuore gli abitanti di Rodney Drive, la strada in cui vivo. È un piccolo avamposto che loro stessi hanno difeso, con le unghie e con i denti, dalle truppe britanniche negli anni bui dell’occupazione inglese. E dagli squadroni dell”Ulster Defence Force, fino a non molto tempo fa. Gente autentica, gente generosa. Gente che ogni notte continua a dormire, con un occhio chiuso e l’altro aperto, a ogni allarme .

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