Martin Mc Guinness. Luci e ombre di un combattente per l’Irlanda.

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Migliaia di persone dietro al feretro. Il ricordo dell’amico Bill Clinton volato apposta dagli Usa a Derry per l’ultimo saluto. Le parole in gaelico del reverendo David Latimer of the First Derry Presbyterian Church:  “Go raibh mile maith agat Martin- Mille grazie Martin”. Parole di un pastore protestante nella cathedral di  Saint Columb. Una chiesa cattolica  come cattolico era Martin Mc Guinness, ex comandante dell” Ira, poi uomo di pace e infine viceprimonistro dell Irlanda del Nord. Una vita e una morte ricca di contrasti, costellata di luci e di ombre. Una vita che sintetizza e rappresenta  la storia  recente di un intero paese.

Al contrario  di Bobby Sands, l’eroe che non si è  mai arreso fino al sacrificio estremo,    Martin Mc Guinnes , ex chief commander di Oglaigh na’Eirean ( nome gaelico dell’Ira) ha  scelto di deporre le armi e di sedersi al tavolo della pace. Una scelta che  gli ha fatto guadagnare l’ epiteto di traditore da parte  di alcuni suoi ex compagni. Una scelta che invece   lo consegna alla storia come uno dei maggiori artefici di quel  processo  che avrebbe dato vita al Good Friday Agreement (1998), l’accordo che  ha sancito la fine di un conflitto che per 30 anni ha insanguinato le sei contee dell’Ulster che ancora appartengono al Regno Unito.

Martin Mc Guinness si è spento il 21 marzo a 66 anni in seguito a una rara malattia genetica che covava da anni  e che è esplosa all’improvviso.   Due mesi fa aveva rassegnato le dimissioni  da vice premier  in segno di protesta per lo scandalo sui fondi per ie energie rinnovabili che aveva travolto la premier unionista Arlene Foster, tutt’ora primo ministro dell Irlanda del Nord.

Una parabola esemplare la vita di Martin il “traditore”  che  comunque, a differenza di alcuni suoi ex commilitoni, non ha mai rinnegato il suo passato di combattente dell’Ira,  guadagnandosi cosi’ la stima e il rispetto dei suoi avversari. Come  il leader unionista nonché simbolo  del fanatismo  lealista, il reverendo Ian Paisley con cui ha condiviso il governo dell’Irlanda del Nord dal 2007 al 2008.

”  Non esistono soluzioni militari – il dialogo e la diplomazia sono l’unica garanzia di una pace duratura “. Una delle sue citazioni più’ famose che hanno segnato il resto della sua esistenza, dopo la resa delle armi  e la riconciliazione.
Martin  era un ex ragazzo del Bogside, il quartiere  di Derry simbolo della lotta senza quartiere conto l’oppressore britannico. Nato nel 1951 da una famigli ultracattolica, secondo di sette figli,   a 17 anni si era arruolato nell’Ira. Fu arrestato per la prima volta nel 1972 perchè sorpreso a bordo di una macchina carica di esplosivo e munizioni. Al processo che si svolsel nel 1973 ,dichiarò:  “Sono un membro dell’Ira e ne sono molto, molto orgoglioso”

Successivamente entrò a far parte dello Sinn Fein, allora  braccio politico dell”Ira. Sempre nell’esercito repubblicano irlandese, arrivò a ricoprire la carica di comandante supremo di tutta la divisione dell’ Irlanda del Nord e di 5 contee dell’Eire.

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“Un ragazzino cattolico del Bogside non è  più colpevole di un ragazzino nero di Soweto” amava ripetere per  sottolineare l’estrema necessità della sua scelta, accomunando popoli e cause in nome di un giustizia che secondo la sua visione, andava ben oltre i confini del suo paese.

Sulla sua testa grava l’accusa, mai provata, di aver autorizzato nel 1979 l’attentato di Warren Point  in cui morirono Lord Mountbatten, suo nipote e  18 soldati della scorta. Accuse sempre respinte, accuse che anche in occasione della sua morte, qualcuno, in un atto di sciacallaggio mediatico,  ha riportato alla luce.   Nient’altro che ombre,  subito   eclissate dalle luci della celebrazione unanime e dal cordoglio della sua gente, di chi lo ha amato e di chi ha lavorato al suo fianco.

Uomo di pace  di guerra. Politico abile e  mediatore carismatico. Comunque sia  stato, la sua morte chiude definitivamente un’era nella storia tormentata dell’Irlanda del Nord.

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